L'innovazione di Le Valence ad ARCHITECHT @WORK | La Sicilia

2022-11-15 16:27:52 By : Ms. Eva Ho

Milano, 14 novembre 2022. Si chiama Le Valence ed è la nuova collezione di piatti doccia ceramici di Villeroy&Boch. Presentata nel corso dell'ottava edizione di ARCHITECT@WORK Milano, Le Valence è realizzata con l'innovativa smaltatura CeraSoft che aumenta il coefficiente di attrito garantendo un'elevata sicurezza. Grazie alle sue proprietà antiscivolo (classe B), la nuova smaltatura CeraSoft rende infatti il piatto doccia ancor più confortevole e gradevole al tatto, consentendo di godere di una doccia rilassante in totale sicurezza.

Composta da diversi modelli di piatto doccia rettangolare e quadrato, con scarico cromato posizionato sul lato corto, la nuova gamma Le Valence è caratterizzata da un design ultrapiatto e può essere installata anche filo pavimento. Le Valence è realizzata in ceramica, un materiale naturale, durevole e riciclabile.

“Il piatto doccia in ceramica bianca è la soluzione più diffusa nelle case italiane”, sottolinea Antonio Tunesi, country manager Villeroy&Boch Bagno e Wellness in Italia. “Un evergreen che trova nella resistenza di questo materiale e nel rapporto qualità-prezzo i suoi cavalli di battaglia. A essi, negli ultimi anni, si è affiancata un'estetica rinnovata. È così che da piatti doccia con bordo alto e rilievi ondeggianti siamo passati a soluzioni di design più minimal con spessore ridotto o addirittura senza bordi, per consentire l'installazione anche filo pavimento. E la ricerca non si ferma: Villeroy&Boch con CeraSoft porta sul mercato una smaltatura innovativa, leggermente granulosa, con un buon livello antiscivolo e incredibilmente morbida al tatto”.

Secondo Euromonitor International[1], tra i 10 trend globali del 2022, l'attenzione verso l'ambiente e uno stile di vita a emissioni zero gioca un ruolo di primo piano nelle scelte di acquisto e comportamento delle persone. Come dimostrato da quel 67% di consumatori globali che nel 2021 ha cercato di avere un impatto positivo attraverso le proprie azioni quotidiane. Tra i piccoli accorgimenti che possono contribuire in casa, scegliere di fare la doccia piuttosto che il bagno può fare la differenza, a patto se ne conoscano i consumi.

A tal proposito, è utile sapere che per ogni minuto di doccia si consumano circa 15-16 litri d'acqua. Questo significa che per una doccia di 5 minuti si consumano circa 80 litri di acqua, contro i 100-160 litri d'acqua di solito necessari per riempire una vasca da bagno. Ma se la doccia dura 10 minuti si arriva a 160 litri, così come con una doccia di un quarto d'ora si possono addirittura superare i 240 litri.[2]

Un tema, quello del consumo d'acqua, che non ha afflitto in nessun modo il Re Sole, Luigi XIV, che durante i suoi 72 anni di regno, pare abbia fatto ricorso a un'abluzione completa solo 2 volte, coerentemente con la convinzione dell'epoca che l'acqua aprisse i pori della pelle, attraverso i quali potevano entrare gravi malattie.

Ma non è sempre stato così. Le origini della doccia si perdono nell'antichità. Già al tempo degli antichi egizi esisteva una specie di doccia costituita da un setaccio o da un cesto, attraverso il quale veniva filtrata l'acqua[3]. Mentre in Grecia, fu il tiranno Pisistrato, a far costruire ad Atene nel VI secolo a.C., fontane monumentali dove le donne andavano a riempire la brocca e chi voleva, poteva fare la doccia mettendosi direttamente sotto il getto.

Per una doccia come la conosciamo oggi, bisognerà aspettare il 1767, anno in cui un costruttore di stufe con il pallino per le invenzioni, William Feetham, brevettò il primo modello rudimentale di doccia meccanica. Si trattava di una struttura a tronco di cono costituita, nella parte inferiore, da un catino e, in quella superiore, da un piccolo serbatoio da cui l'acqua fuoriusciva attraverso una superficie bucherellata. Le due parti erano collegate da alcuni montanti in canna di bambù su cui installare le tende per garantire la riservatezza ed evitare di allagare la stanza. Due i vantaggi principali dell'invenzione: per far scendere l'acqua «a pioggia» bastava tirare una catenella. Inoltre, una pompa manuale permetteva all'acqua raccolta nel catino di risalire fino al serbatoio superiore per essere nuovamente utilizzata.

Fu poi chirurgo generale della prigione di Bonne Nouvelle a Rouen, Merry Delabost a rendere la doccia popolare a metà del XIX secolo. All'epoca, nelle prigioni, i detenuti vivevano ammassati in condizioni che favorivano il diffondersi di malattie e i bagni venivano utilizzati esclusivamente a scopo terapeutico, per esempio per il trattamento di detenuti con problemi nervosi. Nel 1872 Delabost propose l'installazione di docce collettive, per lavare rapidamente un gran numero di persone con un consumo idrico ridotto. Quattro o cinque minuti e sedici litri di acqua erano sufficienti, “invece dei trecento richiesti da un bagno in vasca”, scriveva il medico nei suoi rapporti. Dal carcere di Rouen, questo nuovo sistema “si diffuse in altre istituzioni penitenziarie, senza però essere ancora disponibile per i cittadini comuni. Per disporne bisognava «avere ucciso qualcuno, o almeno rubato», scherzava Delabost, ma nel giro di pochi anni la doccia iniziò la sua inesorabile conquista delle case europee.

Soprattutto quando il pittore inglese, Benjamin Waddy Maughan, inventò il primo scaldabagno che, invece di combustibili solidi, utilizzava i gas caldi generati da un bruciatore per riscaldare l'acqua. E sebbene qualche volta il bruciatore surriscaldato esplodesse, fu il là perché l'ingegnere meccanico norvegese Edwin Ruud sviluppasse il primo scaldabagno a gas e con ventola, sicuro e automatico, inaugurando l'era della doccia calda.

Email: showroom.milano@villeroy-boch.it

[3] da "Igiene e bellezza nell'antico Egitto", Aboca editore, 2005

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